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Il potere terapeutico della scrittura


Ho scoperto che scrivere è terapeutico.


Ho cominciato a tenere traccia delle mie disavventure tragicomiche per sfogarmi, per evitare di implodere, per non impazzire. 

Ho cominciato così per scherzo, ma ci ho preso gusto.


Scrivo mentre trascorro le ore con Flavio e Valerio attaccati al seno sul divano.

Prima ci mettevano una vita per mangiare, mentre ora sono diventati più veloci, ma la poppata è uno dei pochi momenti in cui riescono ad addormentarsi insieme e per più di 5 minuti di fila, per cui, a costo di farmi venire le piaghe da decubito, col cavolo che li sposto.


E quindi scrivo. 

Scrivo del misfatto del giorno.

Scrivo delle risate e dei pianti che mi suscitano le mie creature.

Scrivo della stanchezza che a volte prevale sulla felicità.

Scrivo della mia vita, banale eppure così piena di vita.

Insomma, scrivo.


Racconto la mia quotidianità fatta di continui successi e fallimenti. Mi metto a nudo come non ho mai fatto prima con nessuno, correndo ogni volta il rischio di rendermi ridicola. Mi apro pubblicamente con parenti e amici, ma anche tanti sconosciuti e sconosciute. 


Ho scoperto che là fuori c'è un mondo di mamme e papà inadeguati e pieni di difetti come me.

Ho scoperto che non sono sola e che scrivere può aiutarmi a trovare e dare a mia volta conforto.

Ho scoperto che scrivere non è soltanto una valvola di sfogo, ma anche un mezzo per espiare le mie infinite colpe di madre imperfetta, è un rito catartico.


Non so se riuscirò a continuare a farlo quando ricomincerò a lavorare, se avrò ancora il tempo, la voglia, il bisogno. 

Di una cosa però sono sicura: adesso scrivere mi fa stare bene.

E quindi scrivo, scrivo e scrivo. Poi si vedrà.

Beatrice. Doppia vita. Manager stimata e irreprensibile nella prima, madre di tre figli esaurita e inadeguata nella seconda. Questo blog cerca di mettere d’accordo le due anime portando alla luce storie di amore e disagio, comuni a migliaia di altre donne che ogni giorno cercano di sopravvivere tra casa, figli e lavoro senza perdere il lume della ragione.

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